Ulster, una guerra a colpi di bandiere

L’Ulster è un mondo nel mondo. E se il suo ambiente naturale riporta all’immaginario irlandese tutto prati verdi e scogliere a picco sul mare, i profili delle città, invece, stridono di contrasti e di un astio mai sopito. I mass media in Europa non ne parlano quasi più, ma non è sufficiente a rendere questa fetta di Gran Bretagna un luogo ormai riappacificato con il proprio passato e con Sua Maestà la Regina. L’Irlanda del Nord è una pentola a pressione sempre sull’orlo di scoppiare. Lo dimostrano i continui battibecchi tra cattolici e protestanti, litigi consumati a suon di graffiti, immensi murales, filo spinato, muri che separano per chilometri e cancelli che si chiudono al tramonto. Ma soprattutto bandiere, i cui rispettivi colori irlandesi e britannici sono dipinti ovunque: su portoni, marciapiedi, pali, cassonetti, scuole, automobili. Anche un cieco si accorgerebbe del rancore che serpeggia qui, perché lo si respira a ogni angolo ed è un odore acre e burrascoso.

Fortunatamente, però, l’Ulster è anche altro. Ed è un ambiente i cui panorami non mancano di serrare il fiato, con i loro skyline da favole per bambini. Pendii che scivolano dall’orizzonte con la loro morbidezza di chiaroscuri; muretti a secco e vecchie cascine di pietra; litorali arrabbiati e languidi pescatori in cerca di ispirazione; taverne che odorano di malto e il vento che, da qualsiasi angolo provenga, scuote, urla, scompiglia e poi rimette tutto a posto. Forse.

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