Silenzio, parla Venezia!

Venezia. Un nome da sussurrare appena. Una parola che è sufficiente pronunciare a bassa voce, per ritrovarsi alla corte della storia, tra balconate ottocentesche e bifore rinascimentali, tra statue di mori, misteriosi Santi e sinagoghe laminate d’oro zecchino. Quartieri su quartieri si affastellano senza soluzione di continuità, elargendo bellezza a chi ha gli occhi spalancati per accoglierla.

Ma Venezia non la si trova in quella via caotica e rumorosa che corre da piazzale Roma a piazza San Marco. La vera Venezia sonnecchia nelle calli che si ramificano a destra e a sinistra, irrorando il suo tessuto lagunare con un dedalo di strade strette, fitte, silenziose e intrise di una pregnante quotidianità. Strade dove vivono e si aggirano gli stessi veneziani, dove i canali gorgogliano a ridosso dei pontili e gli odori sono quelli che, da sempre, caratterizzano la città: una mistura di acque stagnanti e frattaglie, di umidità e sarde fritte, di antichi mattoni e pane appena sfornato. Perdersi è il modo migliore per viverla e coglierla nella sua più intima e vera natura. Quando non si incontrano barcaioli alle prese con qualche rattoppo, pensionati che si lamentano delle tasse o massaie annoiate che brontolano alla finestra tra una sigaretta e qualche occhiata ammonitrice ai propri mariti.

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