La Transilviania del Conte Dracula

La Transilvania, cuore della Romania è uno scrigno di sorprese che non ci si aspetta: castelli fiabeschi, borghi medievali, mura difensive, antichi insediamenti sassoni e strade che solcano floride campagne dove pascolano cavalli e arrancano vecchi trattori dell’epoca comunista. E a vigilare su questo quadro immobile, i Carpazi, montagne taglienti come la pronuncia del loro stesso nome. Scuri, ombrosi e silenti, sembrano voler gelosamente custodire il segreto del mondo, allontanando gli occhi indiscreti coi loro venti gelidi e con gli ululati notturni dei lupi. Non è un racconto. È la realtà di un ambiente dal fascino primitivo, quasi ancestrale.

Lungo le strade rattoppate, c’è chi ondeggia in cerca di un passaggio, chi si disperde nell’immensità sconfinata dei campi e chi monta lenti carretti trainati da buoi. E c’è, infine, chi sta seduto sulla panchina fuori dalla propria abitazione in cerca di un saluto, uno sguardo, una parola che intrattenga e uccida il tempo che non scorre. Qui, infatti, tutto sembra fermo da sempre. Ma le tante casette colorate e le innumerevoli bancarelle di prodotti artigianali venduti a bordo carreggiata dimostrano, invece, una febbrile volontà di far parte del mondo, nonostante la polvere, i cani randagi e i bambini che si precipitano attorno alle auto in transito, appiccicanosi ai finestrini.

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