Kaliningrad, ciò che resta di Kant

Si dice che Immanuel Kant viaggiò più da morto che da vivo. Il filosofo, infatti, nacque, visse e morì nell’allora prussiana Königsberg (1724-1804), città che passò poi all’Impero tedesco, alla Repubblica di Weimer, alla Germania nazista e, infine, alla Russia con il nome di Kaliningrad. Vicende storiche che Kant sopportò inerme nel buio profondo della sua tomba, sepolcro miracolosamente e misteriosamente sopravvissuto a ben due guerre mondiali e sul quale marciarono eserciti, capi di Stato e tramontati idealismi.

Oggi, però, resta ben poco della vecchia Königsberg. La furia dell’ultimo conflitto l’ha consegnata alla memoria storica, a vecchie fotografie in bianco e nero, e ai ricordi dei sopravvissuti che continuano a considerarsi prussiani. Guai a voi se date loro dei “russi”! Vi srotoleranno il proprio albero genealogico e vi smentiranno seduta stante. E senza diritto di replica!

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